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Arte, Moda & Fotografia
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6 dicembre 2009

METODI PER OTTENERE BUONE FOTOGRAFIE

 
FOTOGRAFIA DIGITALE: TRUCCHI DEL MESTIERE
 
 
Prologo
Sebbene la fotografia non rientra nel campo della mia attività lavorativa, è sempre stata una passione molto più di un semplice hobby. Il primo approccio avvenne quando poco più che adolescente ricevetti la mia prima macchinetta fotografica a rullini, ovviamente. Mi colpì il fatto che potevo immortalare a mio piacimento persone, cose e luoghi da rivedere poi in futuro. D’altronde, le vecchie foto di famiglia mi avevano sempre incuriosito ed affascinato. Anni dopo, non ricordo come e perché, deciso a comprare la prima “buona” macchina fotografica – nel frattempo già lavoravo – cominciai ad entrare nel merito, leggendo libri e riviste specializzate. La mia scelta cadde su una Pentax ME con ottica originale da 50mm. sebbene all’epoca ai primi posti c’erano Nikon e Minolta, ma non mi sembrava il caso di spendere di più per un primo approccio. Ma si sa l’appetito vien mangiando, e in breve tempo tutto quello che riguardava l’arte della fotografia, dalla tecnica alle apparecchiature semi-professionali, divenne il mio pane quotidiano. Frequentai anche lo specifico corso dell’allora nota “Scuola Radio Elettra”, di cui spesso vedevo gli attestati appesi nei negozi dei fotografi ma, mi accorsi che a livello pratico ne sapevo più io di quanto scritto sui quei fascicoli e manuali. Cominciai a scattare foto a tutto spiano riprendendo di tutto (reportage?) e in breve tempo lo sviluppo e la stampa, così come l’esigua attrezzatura, cominciarono ad essere insufficienti per il mio estro. Pertanto, step by step, acquistai un altro apparecchio, la Pentax MX che a differenza dell’altra era manuale e quindi più versatile per un competente come me, altre ottiche, accessori per la macro, un flash Metz, bobinatrice per la creazione di rullini, attrezzatura per lo sviluppo del negativo e delle foto coadiuvato da un magnifico ingranditore della IFF di Firenze, con le migliori ottiche allora in commercio e da una testa a colori della Philips. In breve, la mia piccola stanzetta divenne una vera e propria camera oscura dove da solo sviluppavo e stampavo negativi, diapositive, foto B/N, a colori, diapositive e Cibachrome. Che soddisfazione, potendo intervenire in fase di sviluppo e stampa le foto acquistavano un altro aspetto, diventavano “professionali”. La “ME” la portavo sempre con me, come oggi si porta il telefonino o il borsello, per non perdere l’occasione di ritrarre qualcosa di interessante e nel tempo racimolai centinaia di negativi e diapositive. Parlo al passato perché anni dopo, per vari motivi, dovetti mettere da parte tale passione anche se poi ne subentrarono delle altre. Alcuni amici ne approfittavano per chiedermi di scattargli delle foto o per effettuare il “servizio fotografico” della comunione o della cresima dei loro figli, chiedendomi come mai non facevo come seconda attività il fotografo. L’avrei potuto fare, figurarsi (!) ma per me la Fotografia andava al di là delle classiche ed ordinarie immagini scattate ad una sposa che, forse sbagliando, definivo come la “prostituzione della fotografia”.
 
Fotocamere digitali
Oggi, con l’era del digitale e delle macchine automatiche che sono dei veri e propri computer in miniatura, la fotografia è alla portata di tutti con risultati soddisfacenti, a volte ottimi. Tutti indistintamente, anche se non si conosce cosa siano diaframma, tempi di otturazione, profondità di campo, ecc. possono ottenere una buona fotografia semplicemente inquadrando e premendo il pulsante di scatto. L’esposimetro dei moderni apparecchi digitali insieme all’autofocus e al software di gestione, permettono di ottenere scatti sempre perfetti e l’unica cosa su cui porre attenzione rimane l’inquadratura e la composizione. Per questo motivo, nei consigli che seguono non troverete un manuale che spieghi cosa sia il bilanciamento del bianco o la coppia diaframma/tempo da usare in base alla sensibilità scelta (in ISO), nozioni importanti per chi fa della fotografia una professione ma superflui e noiosi per chi deve usare la macchinetta digitale saltuariamente, per le foto delle vacanze o del compleanno.
Come detto, di questo se ne occupa direttamente l’esposimetro dell’apparecchio che durante il pre-scatto misura la luminosità della scena e, in automatico, regola l’esposizione (la quantità di luce che occorre affinché la foto ottenuta sia il più possibile corrispondente alla realtà). Per rendervi conto di quale meraviglia della tecnica avete tra le mani quando scattate una fotografia, sappiate che non appena premete il pulsante di scatto, in molto meno di un secondo, l’apparecchio ha messo a fuoco il soggetto (o l’oggetto) inquadrato, ha regolato la temperatura colore (chiamata bilanciamento del bianco), ha scelto tempo di scatto ed apertura del diaframma dell’ottica (obiettivo). Una volta scattato, entra poi in funzione il software in dotazione all’apparecchio che, sempre in centesimi di secondo, applica gli eventuali effetti scelti oppure elimina, nei limiti del possibile, il mosso o le piccole vibrazioni molto frequenti con l’uso di apparecchi così piccoli e leggeri, memorizza l’immagine (in digitale) e, infine, vi mostra a video (monitor) l’immagine appena ripresa. Cosa volete di più?!
 
I consigli che seguono riguardano altro e servono a sfruttare meglio l’apparecchio e ad avere foto migliori sotto il punto di vista della composizione e dell’inquadratura.
Col termine di “composizione” in fotografia si intende principalmente il soggetto da inquadrare in relazione all’ambiente che gli sta intorno, chiamato “sfondo”. Per inquadratura si intende quale parte del soggetto o dell’ambiente riprendere e la sua prospettiva.
 
 
REGOLE DI BASE PER FOTO MIGLIORI 
 
Ritratti di persone
 
ritratti
 
 
In caso di ritratti di persone, non concentratevi solo sul soggetto ma abituatevi a controllare la sua posizione all’interno dell’immagine e, con un colpo d’occhio, anche lo sfondo.
Non è bello, per esempio, vedere una persona ritratta con un tronco di un albero, di un palo o di una costruzione che alle sue spalle sembra spuntargli dalla testa, oppure, nel caso di paesaggi sullo sfondo, con le linee dell’orizzonte che sembrano fuoriuscirgli dalla testa. Anche uno sfondo troppo ricco e variopinto distrae dal soggetto principale a meno che esso non risulti sfuocato. Numerose fotocamere sono dotate della speciale modalità “Ritratto”. Regolando automaticamente l’apertura, questa funzione assicura che il soggetto sia sempre a fuoco, mentre lo sfondo risulta sfuocato.
Se volete dare maggior risalto al soggetto avvicinatevi di più ed evitate di riprendere mezze braccia o mezze gambe, meglio un mezzo busto o figure intere. Per i ritratti, ma vale per tutte le foto in generale, ricordatevi della regola dei terzi, forse la più famosa in fotografia che serve a creare dei centri di interesse e rendere armoniose ed equilibrate le composizioni.
 
La regola dei terzi
 
Quando guardate all’interno del mirino dividetelo virtualmente in 9 parti (vedi disegno a fianco) come se esso fosse attraversato da due linee orizzontali e verticali equidistanti.  La zona centrale è ovviamente quella di maggior interesse (zona aurea) detta anche zona statica dove l’occhio “cade” per prima quando guarda una qualsiasi fotografia, spostandosi poi sui quattro punti laterali (linee forti) dai quali raccoglie maggiori informazioni dopo aver guardato il centro della foto. Nella maggior parte dei casi posizioniamo spontaneamente il soggetto da ritrarre sempre al centro, nella zona aurea. Questo non è sbagliato dal momento che nel ritratto il soggetto è l’elemento statico di maggior interesse ma, per rompere leggermente la staticità che tale inquadratura comporta, si cerchi di portare qualche elemento del soggetto anche sulle linee forti e per fare questo basta, per esempio, far inclinare un po' la testa al soggetto in modo che vada a coprire i punti 1 o 2, oppure portare una mano o un braccio sulle linee di forza. Ovviamente non è consigliabile posizionare un elemento in tutti e quattro i punti di forza perché avremmo troppi centri di interesse che creerebbero, al contrario, un disequilibrio nell'immagine ed una confusione compositiva.
Guardate le due foto a destra, due comuni ritratti dove, purtroppo, la regola dei terzi non è stata rispettata. Nel primo caso, il soggetto è al centro dell’immagine ma la zona centrale interessa solo parte del viso mentre i centri di interesse sono tutti assenti: ne risulta una foto statica monotona e poco interessante.
Nel secondo caso la ragazza è posizionata male con nessun elemento interessante al centro. L’impressione è che  il soggetto sia proprio capitato casualmente in quello scatto.
 
Notate ora, come cambiano le cose nei due ritratti qui a sinistra.
Nel primo, vediamo che la ragazza riempie quasi per intero l'immagine acquistando molta enfasi. Pur se il soggetto è al centro, gli occhi, la bocca e la mano si collocano sulle linee della griglia di divisione oppure sui nodi d'intersezione tra le stesse. Nell’altra immagine, oltre al viso del neonato che è al centro è coinvolto anche un punto di forza grazie al braccio.
Il risultato è un immagine gradevole e poco statica.
 
 
 
Trasmettere qualcosa
 
Sempre in tema di ritratti, i migliori sono quelli che riprendono la persona in maniera spontanea, quindi naturalezza prima di tutto. Se poi la foto trasmette anche emozioni e situazioni, ancora meglio.
Per una foto “ricordo” rivista dopo molti anni sarà più piacevole se essa ci trasmetterà le emozioni del momento. Questa è la filosofia del famoso “cheese” chiesto al soggetto durante lo scatto…. una persona che sorride sembra più spontanea e naturale oltre a trasmettere serenità ed allegria. Si pensi, invece, di dover ritrarre un contadino, potreste anche farlo sorridere, ma un primo o primissimo piano, semmai, con un’immagine in bianco e nero, che esalti le rughe e l’invecchiamento dovuto al  lavoro, avrà un suo fascino.
Considerato che oggi non si sprecano rullini o stampe e che è possibile cancellare subito dopo le foto venute male, vi consiglio caldamente di scattare, scattare e scattare perché con tanti scatti si ha più probabilità di ‘azzeccare’ l’immagine giusta o ‘l’attimo fuggente’ e questo discorso è d’obbligo se i soggetti da ritrarre sono bambini e animali.
Spesso, le foto scattate di sorpresa per la loro naturalezza sono proprio le migliori.
 
 
Lo sguardo
 
A chi interessa, le inquadrature per il ritratto (in campo cinematografico) possono essere suddivise in:
- Primissimo piano: inquadratura del viso;
- Primo piano: inquadratura dalle spalle in su;
- Piano medio o mezzo busto: inquadratura dalla vita in su;
- Piano americano: inquadratura dalla coscia in su;
- Figura intera: inquadratura della figura completa.
 
A meno che non si desideri un effetto particolare, la messa a fuoco dovrebbe essere fatta sugli occhi del soggetto e in particolar modo se si tratta di primo o primissimo piano. Dal momento che in fotografia la direzione dello sguardo del soggetto acquista grande importanza, non limitatevi a farlo guardare l’obiettivo, spesso i ritratti più interessanti si hanno quando il soggetto guarda altrove. Credo sia superfluo dire che riprendere una persona con gli occhi chiusi è del tutto da evitare.
Nel caso facciamo il ritratto ad una persona che porta gli occhiali ricorrendo al flash, il riflesso della luce sui vetri degli occhiali sarà inevitabile! Col solo flash fisso sulla fotocamera non è facile evitarlo.
In questi casi, l’unico modo per evitare troppi riflessi è quello di ritrarlo leggermente di profilo.
 
 
Inquadratura e prospettiva
 
La classica inquadratura durante la ripresa di ritratti è quella di porre la fotocamera all’altezza degli occhi del soggetto.
Ok, ma, provate anche a cambiare prospettiva salendo su una sedia o inginocchiandovi, come quando si fotografano bambini, oppure, laddove possibile, fate cambiare posizioni al soggetto… un nuovo punto di vista potrebbe dare risultati imprevisti ma interessanti.
Ricordatevi che nei primi/primissimi piani lo sfondo diventa un elemento molto secondario e per questo dovrebbe essere il più possibile neutro ed uniforme. Inoltre, siete voi che in fase di ripresa potete rendere “più bella” una persona; se per esempio il soggetto ha un mento troppo pronunciato o il doppio mento, scattate da una angolazione un po' più alta per non accentuarlo.
Se abbiamo a che fare con nasi lunghi o aquilini, meglio non inquadrarli di profilo; al contrario, in presenza di nasi piccoli o di visi tondi, riprendete di 3/4 (leggero profilo) con illuminazione laterale. Per i visi lunghi e magri sono più indicate riprese e illuminazioni frontali.
Se fotografiamo persone basse inquadrandole dall’alto non faremmo altro che renderle ancora più basse. Per evitare di mettere in risalto eventuali orecchie a sventola, non riprendete il soggetto frontalmente. Le lentiggini, laddove siano per voi un difetto, è possibile renderle meno visibili utilizzando davanti all’obiettivo un filtro giallo e luce più diffusa. In caso di calvizie, è ovvio, evitate di riprendere la testa dall’alto.
Per terminare, nei casi in cui fotografate persone per la strada, cercate di avvicinarvi al soggetto, a meno che non state riprendendo, volutamente, una strada affollata o è il contesto che vi interessa piuttosto che la e le persone.
 
 
Ambientazione & Luce
 
In ogni caso occorre sempre prestare molta attenzione alla luce presente.
Se fotografiamo in esterni, specialmente alla luce del sole, conviene collocare il soggetto in modo tale i raggi del sole non colpiscano direttamente la sua faccia, altrimenti si avranno zone del viso quasi bianche, bruciate dalla luce forte, mentre i suoi occhi saranno semi chiusi sempre per la forte luminosità. Superfluo dirvi di non mettere il soggetto per metà in ombra e metà alla luce del sole!
Anche se in genere si cerca di evitare il flash per i ritratti, se siete in spiaggia per esempio, non abbiate timore o vergogna di usarlo, perché spesso è l’unico modo per evitare le antiestetiche e micidiali ombre che il sole provoca sul soggetto (si parla in questo caso di luce di riempimento o fill-in e se la fotocamera lo permette, diminuite la potenza del flash).
 
Nell'immagine a fianco, per esempio, la forte luce naturale illuminava lo sfondo e definiva i contorni del soggetto, mentre il flash è servito a illuminare meglio il soggetto eliminando eventuali ombre.
Come consiglio generale non conviene mai fotografare col sole forte o alto nel cielo (mezzogiorno) e come molti sanno, è conveniente tenere la luce alle nostre spalle e quindi davanti al soggetto, meglio quella del primo mattino o del tardo pomeriggio quando più laterale. Se usiamo anche il flash, allora dobbiamo considerare che si hanno due fonti di luce a disposizione e dal momento che non possiamo regolare o direzionare quella del sole, facciamolo con quella del nostro flash almeno. Poniamo il soggetto in modo tale che la luce ambientale lo illumini prevalentemente da un lato, per esempio 45° a sinistra e, ponendoci noi dall’altro lato, facciamo in modo che il flash vada ad illuminare la zona in ombra, semmai, con l’apparecchio messo in verticale in modo che il flash sia più orientato a destra. 
Come in tutti i  casi, regole fisse non v’è ne sono perché quando si “gioca” con la luce ambientale le situazioni variano da caso a caso e spesso basta spostarsi di pochi metri perché la situazione cambi di molto.
Pertanto, sperimentate e scattate… scattate e scattate.
 
Le condizioni ottimali di luce si hanno col cielo coperto (dalle nuvole ovviamente!) così da avere tanta luce ma molto diffusa in quanto la luce diffusa è la migliore in assoluto, illuminando in maniera uniforme senza provocare ombre nette. Così come è meglio fotografare in zone coperte (in ombra) piuttosto che sotto il sole. All’ombra è molto più facile ottenere una foto correttamente illuminata come quella del bambino che vedete alla vostra destra.
Nella foto a sinistra, invece, si è magistralmente approfittato delle ombre dure per avere un effetto creativo interessante.
 
Avendo a disposizione un solo flash, tra l’altro fisso, in interni cerchiamo di sfruttare sempre la luce naturale proveniente dall’esterno. In questo modo potremmo contare su due fonti di luce simili (la luce del flash è difatti qualitativamente simile a quella del sole) come spesso fanno i professionisti. Apriamo balconi, finestre e persiane affinché entri più luce possibile, ponendo poi il soggetto più vicino ad essa. Anche qui, cercate di ricorrere al flash il meno possibile perché non c’è niente di peggio di un colpo di flash sparato sul viso di un soggetto!
Evitiamo primi piani col flash e, se il caso, copriamo il flash con un fazzolettino di carta (BIANCO!) o carta igienica per diminuire la sua potenza e diffonderne la luminosità a distanze più ravvicinate. Per risultati migliori occorrerebbe rivolgere la luce del flash su una pannello laterale o sul soffitto (se bianco), ma con i flash incorporati alle fotocamere questo non è possibile. Ricordatevi che qualsiasi superficie bianca o argentata, che sia una tovaglia, un pezzo di polistirolo o il pannello antisole dell’auto, riflette la luce e ci aiuta a portarla laddove c’è ne di meno o a schiarire le ombre.
Attenzione, inoltre, agli occhi rossi dovuti alla luce del flash che in questi casi colpisce inesorabilmente la retina dell’occhio. Oggi, tutte le fotocamere sono dotate di una funzione flash-anti-occhi-rossi che quando attivata, fa emettere al flash una serie di piccoli pre-lampi, prima di quello definitivo, con lo scopo di far restringere il diametro della pupilla degli occhi del soggetto da fotografare. Sicuramente le probabilità di avere gli occhi rossi diminuiscono ma lo scotto da pagare non è da sottovalutare dal momento che il soggetto, abbagliato prima dello scatto, può assumere espressione innaturali, mentre dopo il primo lampo viene anche istintivo chiudere gli occhi. Un buon metodo per evitare gli occhi rossi senza far ricorso all’apposita funzione è quello di non indirizzare il flash negli occhi e di non far guardare al soggetto la fotocamera, anche se la migliore scelta sarebbe quella di indirizzare il flash su una superficie riflettente ma, come detto, cosa non possibile con i flash incorporati. Guardando la foto a sinistra vi rendete conto di quale importanza ha la luce ambientale nel trasmettere particolari emozioni ed in questo caso l’uso del flash avrebbe rovinato l’esito. Di certo, l’uso del bianco e nero, in questo caso, ha esaltato l’effetto ricercato.
 
 
 
Ritratti di gruppi
 
Se si deve fotografare un numeroso gruppo di persone, come regola generale, conviene fotografare a gruppetti di 3 o 4 persone alla volta, in questo modo si ha più tempo per dedicarsi ai dettagli ed è più facile controllare le loro espressioni. D’altronde, se il gruppo è numeroso, per inquadrarlo occorrerebbe allontanarsi talmente tanto che sulla foto i singoli volti diventerebbero poco visibili.
Evitate di mettere tutte le persone allineate gli uni vicini agli altri in fila, la foto sebbene un ricordo del momento, sarebbe poco interessante a livello compositivo. Cercate, in questi casi, di creare diversi livelli di interesse con qualcuno in piedi e qualcun altro seduto, con tutte le facce egualmente illuminate. A meno che non stiamo facendo dei primi piani, lo sfondo acquista importanza e può darci una mano a rendere più interessante gli scatti. Se i poveretti stanno al sole, ditegli di tenere gli occhi chiusi fino a quando non siete pronti allo scatto, poi dopo un semplice “Pronti!”…  scattate per essere sicuri che tutti verranno con gli occhi ben aperti. 
 
Se in interni si vuole riprendere il soggetto ma anche il contesto in sui si trova, per avere una composizione equilibrata tenete presente la regola dei terzi. Potete porre, per esempio, la persona su una linea di forza verticale (2,4 o 1,3) con lo sguardo nella direzione opposta oppure porre il soggetto su un punto di forza (3 o 4) con  l’oggetto di sfondo in alto in un altro punto di forza, creando una linea diagonale che rafforza entrambi gli elementi. Per la foto della statua a destra sono state seguite queste regole.
Nella divertente foto familiare a sinistra, è stata sfruttata la forte luce della finestra per avere uno sfondo chiaro ed omogeneo e con il flash si sono schiariti i soggetti che altrimenti erano in controluce (vedi alla voce controluce più in basso).
Per i ritratti in interni, come quelli delle feste, attenzione sempre allo sfondo che può distogliere, non è certo bello vedere delle pentole o i riflessi di una cristalliera alle spalle del soggetto.
Catturate le emozioni avvicinandovi alla persona e nelle foto dei compleanni mostrate le candele accese, meglio se state al buio e per fare questo spegnete il flash e tenete molto saldamente la fotocamera poggiandola da qualche parte (sullo schienale di una sedia, su un tavolo o contro l'intelaiatura della porta), per evitare che le immagini  vengano sfocate o mosse (vedi foto a destra).
Infine, quando si riprendono gruppi o persone, per la strada per esempio, cercate di non riprendere quelli che si trovano agli estremi dell’inquadratura per evitare che vengano tagliate. 
 
 
 
Flash, Movimento e Messa a Fuoco
 
Ricordatevi sempre che il flash ha un suo campo d’azione ben preciso a seconda della sua potenza. E’ inimmaginabile che si possano scattare delle foto ad un concerto, mentre stando sugli spalti si vuole riprendere, col flash in azione, l’artista che si sta esibendo sul palco posto a molti metri di distanza. Il discorso è opposto a quanto si diceva in merito ai primi piani, dove la luce era troppa mentre allontanandosi dal soggetto la luce del flash va gradualmente diminuendo. Nella maggior parte dei casi, con le piccole fotocamere digitali, 4 metri diventano la massima distanza che il flash possa raggiungere e quindi l’optimum per avere il massimo dell’illuminazione è mantenersi intorno ai 2-3 metri.
Tenete bene a mente questo fatto quando scattate foto a un gruppo di persone poste a distanze superiore ai 3-4 metri.
 
Il flash diventa necessario e indispensabile quando occorre bloccare il movimento di un soggetto/oggetto e quindi per evitare il mosso.
Parliamo per esempio di foto di avvenimenti sportivi, quando occorre riprendere auto e moto in movimento, animali, ecc. Per la sua brevissima durata il lampo del flash “blocca” qualsiasi oggetto in movimento sia  che si tratti del movimento di una mano che di un’auto che sta correndo a 200 km. all’ora. Indipendentemente dal flash, che in presenza di forte illuminazione ambientale può anche non essere usato, vi sono due metodi per riprendere oggetti in movimento. Ammettiamo che stiamo assistendo ad una corsa d’auto, il primo metodo è quello di seguire costantemente l’auto per poi scattare al momento opportuno (panning).
In questo caso, l’auto sarà a fuoco e il suo movimento sarà bloccato dalla scelta di un tempo di esposizione molto alto, dovuto alla luminosità ambientale oppure dall’uso del flash, mentre il circostante risulterà gradevolmente mosso a causa  del movimento della macchina fotografica, evidenziando il movimento dell’auto. Praticamente è come se fosse l’ambiente a muoversi invece del soggetto. Questo è in genere il metodo migliore e più utilizzato.
Il secondo metodo si esegue operando al contrario, ovvero rimanendo con la fotocamera ben ferma e scattando quando il soggetto passa nel mirino, cercando di metterlo a fuoco ovviamente.
In questo caso tutto rimane fermo, sia l’oggetto che lo sfondo e per questo si perde l’effetto movimento.
A sinistra trovate un esempio di panning e di immobilità.
Il flash può essere utile anche in tutte quelle altre situazioni in cui per un motivo od un altro non è possibile mantenere ferma la fotocamera (riprendere mentre si sta su una barca, se si sta su un supporto instabile, se si trema con la mano, ecc.).
In tutti i casi, cercate sempre di mettere bene a fuoco il soggetto che vi interessa ed in questo le fotocamere digitali vengono molto in aiuto con diverse funzioni come quella di segnalare quale zona della scena è stata messa a fuoco, la scelta di più visi da mettere a fuoco o con l’ “inseguimento del soggetto” (in caso di soggetto in movimento).
Ricordate, un immagine sfocata è un immagine inutilizzabile.
 
Infine, quando si riprendono persone o animali in movimento è conveniente lasciare spazio all’azione in modo da rendere più dinamica la composizione e lasciar intuire dove e come l’azione del soggetto si svolgerà.
Nonostante la messa a fuoco automatica va bene per la maggior parte delle occasioni, vi sono casi in cui la possibilità di avere una messa a fuoco “manuale” può venire in aiuto. Si pensi ad esempio ad una scena in cui vi sono molti elementi quasi tutti nelle vicinanze, in questo caso di inquadratura ridotta la messa a fuoco automatica sceglierà arbitrariamente il soggetto da mettere a fuoco che potrebbe non corrispondere con quello che a noi interessa. Oppure in caso di particolari effetti laddove si vuole volutamente sfocare l’elemento in primo piano a favore di un altro, la messa a fuoco automatica ostacolerà il nostro intento.
 
 
PAESAGGI
 
 
Se per i ritratti la composizione e l’inquadratura sono importanti, per le foto di paesaggi diventano invece necessari e basilari perché trattandosi di soggetti immobili senza un elemento principale, è facile avere immagini monotone e insignificanti, mentre un paesaggio deve prima di tutto emozionare e colpire per la sua originalità.
A meno che non stiamo fotografando una persona da illuminare perché in controluce con un panorama alle spalle, il flash diventa inutile e superfluo, indipendentemente dalla quantità di luce presente. Pertanto, l’illuminazione da prendere in considerazione è solo quella ambientale e a seconda del momento in cui si fotografa, dall’alba al tramonto, si avrà a disposizione più o meno luce di colore diverso. Ma questo non è un problema perché in caso di poca luce come nei tramonti (foto a sinistra), basta tener ben ferma la fotocamera servendosi, semmai, di un supporto qualsiasi (muretti, ringhiere, sassi, tronchi, bidoni o perfino le spalle di un nostro accompagnatore). Non è consigliabile effettuare immagini di paesaggi notturni (immagine a sinistra) senza un supporto molto stabile e sicuro come può esserlo un cavalletto.
Infatti, per riprendere un panorama di notte, i tempi di posa (di otturazione) diventano troppo lunghi e anche la mano più ferma non sarebbe in grado di bloccare la fotocamera per meno di un secondo, ritrovandosi  inesorabilmente con foto più o meno mosse.
 
Anche per la fotografia paesaggistica vale la regola dei terzi facendo riferimento alle linee di forza.
Per dare dinamicità e senso di profondità, in generale, la linea dell’orizzonte deve trovarsi nella parte più alta o più bassa ovvero più vicina alla prima o alla seconda linea orizzontale. Nella foto a destra si è dato risalto al campo che era l’elemento predominante e ponendo l’orizzonte in alto si è dato più dinamicità e drammaticità alla foto. In quella successiva, si è dato invece risalto al cielo che sicuramente lo meritava. Ricordatevi poi, che l’orizzonte per sua natura non può essere inclinato, pertanto, evitate di inclinare la fotocamera durante la ripresa.
 
Spesso la presenza di un qualche elemento nell’immagine, al centro o posto ai lati dell’immagine, aiuta a dare più profondità alle scene (foto a destra), come lo possono essere i rami di un albero per esempio; tenete presente che l'occhio ha bisogno di un soggetto interessante su cui soffermarsi, quindi l’includere un qualche elemento di interesse (una nuvola nel cielo, una montagna, un albero, una barca e così via) porta ad avere immagini più interessanti e belle a vedersi. A volte la presenza di un oggetto di dimensioni conosciute, come può esserlo una persona in lontananza, inclusa nel paesaggio può servire a dare le proporzioni della scena e la sua reale estensione.
 
Le linee sono molto importanti e spesso quelle fornite da fiumi, recinti o strade servono a indirizzare lo sguardo verso il centro di interesse principale. Linee diagonali o con angolazioni originali attraggono molto l’attenzione rendendo l’immagine più interessante.
 
Come per i ritratti anche per i paesaggi la peggior luce è quella di mezzogiorno. Meglio riprendere di primo mattino o nel tardo pomeriggio quando il sole è basso. Scattare paesaggi significa nella maggior parte dei casi riprendere il cielo e tranne casi particolari un cielo completamente bianco e vuoto non aiuta ad avere una bella immagine. In questo ci vengono in aiuto le nuvole o cieli molto colorati. Immagini interessanti si hanno quando c’è maltempo e con la pioggia perfino. In ogni caso, usate l’opzione “paesaggi” se è inclusa nel menu della vostra digitale. Laddove si riprendono architetture e interni giocate con le prospettive ed evitate di distorcerle; posizionate la fotocamera in modo che le linee verticali dell’edificio siano il più possibile dritte. Se il caso allontanatevi di più ed evitate di riprendere dal basso in alto che provoca gli edifici ad assumere la forma a piramide. Evitate, infine, pali e fili elettrici che deturpano la scena.
 
 
 
Fuochi d’artificio
 
Per riprendere i fuochi d’artificio, come per le foto notturne, è indispensabile un treppiedi o un supporto stabile dove  poggiare la fotocamera: inutile cimentarsi reggendo l’apparecchio con le sole mani! Importante è poi la scelta del luogo dove posizionarsi, possibilmente non troppo vicino o lontano dalla zona di sparo e dove non passino persone davanti all’obiettivo. Tenete infatti presente che lo scatto dei fuochi richiede tempi di posa superiori al secondo o nel caso in cui la fotocamera lo permette, di rimanere l’otturatore aperto per tutto il tempo che si vuole fino al rilascio del tasto di scatto (posa B), con la possibilità di riprendere anche più esplosioni sullo stesso fotogramma (foto a sinistra). Se la fotocamera lo permette scegliete l’apposita funzione “fuochi artificiali” nel menu che predispone la fotocamera a tale ripresa.
Con le fotocamere tutte automatiche non è certo molto facile, ma come sempre, fate molti scatti per avere più probabilità di avere qualche immagine perfetta. Il tempismo è un altro elemento importante per la riuscita, occorre scattare nel momento giusto proprio quando lo scoppio sta avvenendo in cielo perché scattare un istante prima o dopo significa avere solo parte del fuoco artificiale. Per l’inquadratura e la messa a fuoco aspettate le prime esplosioni, così, una volta regolati, siete pronti per riprendere i successivi. Prendete in considerazione, che nonostante il buio totale, la luce dei fuochi è molto forte e con aperture grandi del diaframma (valori numerici piccoli come f/4) i fuochi potrebbero venire sovraesposti.
Se si ha ha disposizione la posa B, qualcuno consiglia di oscurare l’obiettivo con un panno o un cappello, per poi premere il pulsante di scatto e attendere l’esplosione. Liberare l’obiettivo quando è il momento giusto per poi ricoprirlo alla fine dello scoppio; ripetere per il numero voluto di esplosioni e alla fine ripremere il pulsate di scatto per terminare la ripresa. In linea generale è più bello se i fuochi artificiali siano su sfondo nero senza altri elementi di disturbo sul retro.    
 
 
 
Controluce
 
Quante volte vi sarà capitato di fotografare una persona col sole alle spalle o un paesaggio dove la maggior parte dell’immagine è un cielo molto luminoso? Le immagini ottenute sono un soggetto nero nel primo caso ed una immagine troppo scura nel secondo caso. Si tratta di “controluce” ovvero di scene in cui l’illuminazione principale molto forte si trova davanti a chi sta fotografando. Lo stesso avviene, per esempio, con le foto scattate sulla neve dove la luminosità è ulteriormente accentuata dal riverbero della neve bianca o nel caso dei tramonti.
Perdonatemi, ma per capirci di più devo aprire una piccola parentesi tecnica.
In fotografia col termine esposizione si indica la quantità di luce necessaria per avere una foto correttamente esposta ed è dovuta al tempo durante il quale l'otturatore della fotocamera rimane aperto nello scatto della fotografia unito all’apertura del diaframma.
 L'esposizione si misura in EV (valore di esposizione) e dipende dalla sensibilità o valori ISO del sensore della fotocamera impostato (in genere da 100 a 3200) . Valori di sensibilità alti servono a riprendere scene poco illuminate e a sensibilità molto alte (da 800 in poi) si possono riprendere anche scene illuminate da una candela accesa. L’inconveniente degli ISO alti è che restituiscono immagini con molto disturbo che nel mondo digitale si chiama “rumore” e che può essere paragonato alla grana delle pellicole_DSC3264 fotografiche di una volta.
L’esposizione viene calcolata dall’esposimetro delle fotocamere in fase di ripresa, in relazione alle regolazioni effettuate. Nel caso del controluce, l’esposimetro dell’apparecchio non fa altro che misurare la luce che, essendo molto intensa, predisporrà lo scatto con una coppia tempo/diaframma più opportuna restituendo un immagine correttamente esposta per le luci (la parte più luminosa) ma sotto-esposta per gli altri elementi (secondari) presenti nella scena. Per evitare il controluce occorre quindi fare in modo che, nonostante la forte luminosità, l’esposizione è diversa, con un tempo di otturazione minore o un diaframma più chiuso. Per fare questo occorre predisporre l’apparecchio per una sovra-esposizione (+ EV) o selezionare l’apposita funzione “controluce” se presente.
Un altro modo per ingannare l’esposimetro è quello di inquadrare e predisporre lo scatto inquadrando solo l’elemento in controluce per poi inquadrare e scattare la _DSC3264_2scena completa senza rimuovere il dito dal pulsante di scatto. In questo modo si leggerà la sola luce proveniente dal soggetto in ombra, inducendo l’esposimetro a regolarsi per tale luminosità. E’ ovvio che in questo caso si avrà un soggetto meglio esposto ma una forte sovra-esposizione per la restante parte della scena.
Per rendersi conto di quanto detto, si osservino le due foto a destra dove la prima è stata esposta per la zona oltre il buco mentre la seconda per l’interno della grotta. In ogni caso, a meno che non si vogliono effetti particolari o silhouette dei soggetti (come la foto in alto) è meglio evitare forti variazioni di luminosità come i lo sono i controluce.
 
 
 
Profondità di Campo e Macro
 
La macrofotografia è una tecnica fotografica che permette di ottenere, tramite forti rapporti di ingrandimento, _DSC5590immagini di soggetti molto piccoli a distanze ravvicinate. La maggior parte delle fotocamere digitale permette di fare foto “macro” selezionando l’apposita funzione.
Se è pur vero che basti inquadrare, mettere a fuoco e scattare, per avere dei risultati soddisfacenti occorre conoscere alcune cose. Senza scendere in particolari troppo tecnici e teorici, quando minore è la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto minore sarà la profondità di campo a disposizione.
Per “profondità di campo” si intende la distanza davanti e dietro al soggetto che risulta a fuoco e quindi nitida. Essa dipende dall’apertura del diaframma (valori f/ dell’obiettivo) che con valori minori (numero di f/ più piccoli che corrispondono ad aperture maggiori del _DSC5589diaframma) diminuisce drasticamente. Per dare un’idea, supponiamo di dover fotografare con luce ambiente due pacchetti di sigarette su un tavolo ad una  ventina di centimetri di distanza l’uno dall’altro e che si metta a fuoco sull’oggetto più vicino. Nonostante il soggetto a fuoco sia il primo, se le condizioni di luce lo permettono e quindi la fotocamera utilizza come parametro di esposizione un diaframma molto chiuso (valore f/ alto), avremo un’immagine dove anche il secondo oggetto risulta nitido e ben visibile.
La prima foto in alto a sinistra è stata scattata con valori di esposizione 1/30 sec. – f/4 quindi con un diaframma molto aperto che ha  ridato una profondità di campo molto ridotta mentre la seconda immagine ha ripreso la stessa scena con valori 6 sec. - f/38 e come si vede entrambi i pacchetti _DSC5592risultano a fuoco.
Se invece di riprendere il primo oggetto a una distanza di circa 60 cm. mi avvicino a circa 15 cm. per ottenere una sorta di macro, pur scattando con i valori precedenti (f/38), il secondo pacchetto non risulta più a fuoco proprio perché, come detto all’inizio, a distanze ridotte la profondità di campo diminuisce.
Questo è un dato da tener presente nella fotografia macro dove ad ingrandimenti maggiori diventa quasi impossibile avere tutti gli elementi del soggetto a fuoco.
Si noti, inoltre, che sebbene le condizioni di luce erano identiche, avvicinando l’obiettivo all’oggetto, l’immagine risulta meno illuminata e questo ci porta a considerare che le macro richiedono una illuminazione adeguata, maggiore di quella occorrente per riprendere lo stesso soggetto a distanza maggiore.
Spesso occorre far uso del flash ma tenuto conto delle ridotte distanze tra fotocamera e soggetto, il lampo potrebbe non illuminarlo completamente mentre vi sono buone probabilità che alcune parti, ricevendo troppa luce, risultino poi sovra-esposte. In mancanza di un flash esterno o di appositi illuminatori specifici per la macrofotografia, vi sono vari accorgimenti “caserecci” che vi posso consigliare.  
Cercate di utilizzare la luce del sole ponendo l’oggetto nella zona più illuminata a meno che non state riprendendo un insetto o una pianta nel suo ambiente naturale. Laddove dovete usare il flash, riducete e diffondete maggiormente la sua luce utilizzando un pezzo di fazzolettino di carta bianco da porre sul flash e contornate l’oggetto da riprendere con cartoncini o fogli di carta bianchi in modo tale che la luce venga riflessa il più possibile. Meglio se l’apparecchio è poggiato su un supporto stabile o su un cavalletto.
Fate differenti scatti e se l’apparecchio lo permette provate ad usare la funzione “manuale” per provare varie combinazioni di esposizione.     
 
 
    
Conclusioni
 
Al di là delle regole e nozioni descritte in questo articolo, su cui sicuramente c’era tantissimo altro da dire, ricordatevi che la fotografia è un arte e come tale ogni sperimentazione e trasgressione può portare a risultati inaspettati e sorprendenti.  Chi ama la fotografia e si cimenta spesso nelle riprese, sa che pratica, sensibilità e buon gusto valgono più dei manuali. A volte basta un po' di fantasia e l’occasione propizia per ritrovarsi con una foto fantastica. La luce è l'elemento più importante ed indispensabile per avere buone fotografie, senza luce non avremmo i colori! Pertanto evitate di scattare in consizioni di luce scarsa anche se a voi la luce presente sembra sufficiente l'esposimetro delle fotocamere non si adatta alla poca luce come i nostri occhi! 
Oltre a ripetere di scattare più foto dello stesso soggetto in condizioni diverse, ricordatevi che in fotografia non esiste solo l’orizzontale, ma anche il verticale. 
Rammentate, infine, che un buon fotografo ama e rispetta l’ambiente e la natura. 
 
 

10 agosto 2009

Gregory Crewdson

 
Le foto di Gregory Crewdson
 

Gregory Crewdson è un fotografo statunitense rinomato in tutto il mondo, nato a Brooklyn nel 1962, dove continua a vivere e lavorare.
Quando a dieci anni il padre, uno psicoanalista, lo portò a vedere una mostra di Diane Arbus, Gregory
disse che da grande avrebbe fatto il fotografo.
Da giovane fece parte di un gruppo punk rock chiamato "The Speedies". La loro maggiore canzone "Let Me Take Your Photo" divenne profetica per quello che Crewdson sarebbe diventato nella sua vita. Nel 2005 la canzone fu utilizzata dalla Hewlett Packard per promuovere una fotocamera digitale.
Alla metà degli anni ottanta Crewdson studia fotografia al Purchase College, poi frequenta la Yale School of Art, presso la Yale University, ricevendo un master in belle arti. In seguito ha insegnato presso il Sarah Lawrence, il Cooper Union, il Vassar College e presso la Yale University, dove ha tenuto una cattedra fino al 1993.
L'arte fotografica di Gregory Crewdson unisce lo stile del documentario di William Eggleston e Walker Evans, con il sogno-visione di registi come Stephen Spielberg e David Lynch, a cui lui si ispira. Infatti, lo stile di Crewdson è altrettanto cinematografico in quando egli prepara edifici e ambientazioni creando immagini con straordinario dettaglio narrativo. E le sue immagini sembrano fotogrammi di un film di cui non si conosce l’inizio e la fine. L’atmosfera che si respira è a tratti onirica, surreale. Scenografico l’uso della luce, quasi sempre al crepuscolo, che taglia lo spazio e l’aria aumentando la drammaticità del momento. Tra i suoi lavori troviamo quelli della serie "Natural Wonder", diorami creati dall'artista con insetti, animali e parti del corpo su sfondi banali o minacciosi di piccole città.  Le serie più recenti includono "Twilight" e "Beneath the Roses", con cene di vita quotidiana e atmosfere surreali che suggeriscono desideri e il malessere della vita nei sobborghi americani. Queste immagini sono come frasi incomplete, dando la sensazione di qualcosa che è appena capitato o che deve ancora avvenire. L'artista fa riferimento "ai limiti di una fotografia in termini di capacità narrativa" per ridare un’ immagine che è congelata nel tempo, dove non c'è prima e dopo, trasformando però questa restrizione il punto di forza della sua arte.
Le sue mostre personali comprendono Fotomuseum Winterthur, Svizzera (2006), Kunstverein Hannover, Germania (2005) e SITE Santa Fe, Stati Uniti d'America (2001). Mentre quelle collettive comprendono V & A Museum di Londra (2006), Mori Art Museum, Tokyo (2005), Guggenheim Museum, New York (2004) e il Museum of Modern Art, New York (2000).
 
 
 
 
 
  
 
 
Qui puoi vedere un video di come l’artista prepara i suoi set
 
 

 

http://www.youtube.com/watch_popup?v=RywAfP4KFcY&pop_ads=null


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16 maggio 2008

FOODSCAPES

 
 
Carl Warner
Disegni col cibo
 
 
Il fotografo inglese Carl Warner ha creato una serie di fotografie utilizzando solo cibo per la formazione di oggetti e degli scenari. La cosiddetta “foodscapes” (unione delle parole cibo e paesaggio) che mostra grotte sottomarine, foreste, spiagge sole e anche cascate, utilizzando frutta, verdura, formaggi, pasta, ecc…
Si dice che il fotografo iniziò a creare tali opere per convincere i figli a mangiare le verdure. Chissà!
Ad ogni buon modo, l'arte del fotografo è indubbiamente faticosa perché diventa sceneggiatura, reperimento del materiale, costruzione, ritaglio, adattamento, creazione sfondi, ecc. che richiede settimane di preparazione prima del "click" finale.
Ma alla fine il risultato è veramente spettacolare e si può vederlo nelle foto seguenti:
 
 

Ed ora buon appetito!!

 


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19 aprile 2008

IL DIO DELLA CARTA

 

PETER CALLESEN

 

L'artista Peter Callesen, nato nel 1967 in Denmark, si sa esprimere tanto con l’intaglio del foglio di carta A4 quanto con la sua piccola land art in acqua o neve, su scala intimista e personale.

La carta è da sempre la materia con cui crea particolari ed incredibili lavori e le sue fonti di ispirazione sono i mondi immaginari e fantastici descritti nelle fiabe.
La sperimentazione dell’artista danese Peter Callesen, sembrano prendere spunto dall’antica arte dell’origami ma si spingono oltre, fino a creare delle vere e proprie sculture.
Così nascono castelli fiabeschi di carta, cascate, abiti da Alice nel Paese delle Meraviglie, uccelli, fiumi, fiori, ragni, scheletri e molto altro ancora.
Oltre ai lavori A4 Papercut, ci sono le installazioni di grandi dimensioni, creazioni realizzate su neve, ghiaccio e addirittura acqua.

Sono soluzioni fisiche e spensierate, ai problemi così cerebrali che riguardavano anch’esse il sottile rapporto fra il foglio e l’idea che ne può prendere vita: quanto di palpabile ci sia in un’ispirazione, e quanto anche di sempre sfuggente possa finire certe opere d’arte che, tuttavia, possiamo toccare.

Una delle opere più toccanti è quella che postiamo qui di fianco: Half way through”, che ci parla anche della piccola resurrezione di ogni soggetto colto nell’attimo di passare alla storia dell’arte. C'è qualcosa di comico nei mondi fantastici di Peter Callesen e come lui dice:

Credo che nella materializzazione di una figura tridimensionale a partire da un sottile foglio di carta bianca, ci sia qualcosa di magico. La si potrebbe definire una magia dell’ovvio, visto che il processo è in se ovvio, e le figure rimangono ancorate al foglio dal quale provengono senza possibilita di scappare, ciò conferisce alla maggior parte delle mie opere un non so che di tragico.

Peter Callesen 

 

White Hand, 2007

Cradle, 2006

Erected Ruin, 2007

Cowboy, 2006  

Alive, but Dead, 2006

 

 


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29 marzo 2008

GARA DI FOTORITOCCO

 
 
Il sito alla pagina http://photoshopcontest.com/ è dedidato agli appassionati del noto programma di fotoritocco 'Photoshop' di Adobe e permette di pubblicare i propri lavori on-line e di essere votati. Come si sa, con tale software è possibile creare delle immagini virtuali e di fantasia e tra le tante viste ho scelte le seguenti che mi hanno colpito per originalità, fantasia e humor.
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 


 

 


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19 marzo 2008

RON MUECK


L'IPER-REALISMO E' SERVITO!
 


"Mask II", Autoritratto

 

Ron Mueck (classe 1958), uno scultore australiano che lavora in Inghilterra, è uno dei più importanti artisti contemporanei dell'iper-realismo.

Le sue gigantesche ed incredibili sculture tra il  grottesco e l'inquitante sono state in mostra all'ex Millennium Dome di Londra e alla galleria Charles Saatchi per molto tempo.
La sua carriera inizia come creatore di modelli e burattini pe la televisione ed il cinema (ha lavorato nel film "Labyrinth"). La sua compagnia si stabilisce poi a Londra per occuparsi di foto-realistiche e oggetti animati per il settore pubblicitario. Tale attività lo portò ad affermare che "la fotografia praticamente distrugge la presenza fisica dell'oggetto originale ", e per questo il suo interesse si rivolse poi alla scultura.

Nel 1996 Mueck si dedicò alle "belle arti" in collaborazione con la suocera, Paula Rego, per la produzione di piccole figure come parte di un tableau in mostra presso la Hayward Gallery. Quando la Rego vide l'opera intitolata "Pinocchio"

 

rimase colpita e lo introdusse a Charles Saatchi, che, impressionato da subito, iniziò a raccogliere e commissionargli lavori. Nel 1997 Mueck creò l'opera "Dead Dad" che portò  il suo nome alla ribalta per essere stato incluso nella mostra "Sensation" della Royal Academy.

  

"Dead Dad" non era altro che la rappresentazione in scala del corpo del proprio padre dopo la sua morte. Questa è l'unica opera di Mueck in cui sono stati usati i suoi capelli.

Una caratteristica delle opere di Mueck è che riproducono fedelmente ogni reale e minuto dettaglio del corpo umano, e, giocando con la riproduzione in scala, trasmettono sconcertanti sensazioni. La sua scultura "Boy 1999" alta cinque metri, è stato una caratteristica del Millennium Dome, poi esposta alla Biennale di Venezia.

 

Nel 2002 la scultura "Pregnant Woman" è stata acquistata dalla National Gallery dell'Australia, per 800000 dollari australiani.

  

La maggior parte delle sue raffigurazioni mostrano persone nude sebbene alcune vestite ed altre, come la donna  "In Bed" del 2005, coperte da tessuti.

 

Per creare le sue opere, Ron Mueck usa resina, fibra di vetro e silicone. I capelli sono reali (per chi non lo sapesse, i capelli umani si acquistano).

 

Nel 2002 ha tenuto una mostra personale (intitolata 'Big Man') presso l'Hirshhorn Museum e Sculpture Garden di Washington. Più recenti le mostre al Museo d'Arte Contemporanea di Sidney e alla National Gallery di Londra.


"Big Man", 2000

Tali opere esplorano le contraddizioni tra realtà e artificio e creano una tensione tra il mondo reale e uno fantasmagorico. Giusto un gioco tra ambiguità, illusione e imitazione. Vene, rughe, capelli, carnagione, pelle, macchie, nessun dettaglio è trascurato al fine di ottenere una perfetta somiglianza con la "vita reale". Ogni lavoro è l'inizio di un racconto, di un mondo introspettivo che esprime uno stato interiore.

Inutile sottolineralo, le opere viste da vicino producono un impatto emotivo e psicologico  unico!  


"A Girl", 2006  


"Two Women", 2005  


"Wild man", 2005
 


L'autore al lavoro su dei modellini.
 


 

 


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25 febbraio 2008

WORLD PRESS PHOTO

 
Anche quest'anno ad Amsterdam ha avuto luogo il "World Press Photo", il concorso per le migliori foto gionalistiche pubblicate nell'arco del 2007.
Quest’anno, secondo quanto riferito dagli organizzatori, c’è stato un numero record di partecipanti con 5.019 persone provenienti da 125 Paesi che hanno inviato un totale di 80.536 scatti.
 
Ecco i vincitori (1° premio) di alcune categorie.
 
Sezione: World Press Photo.
16 Settembre, soldato americano in trincea nella valle di Korengay, Afghanistan.
Foto di Tim Hetherington (UK), per "Vanity Fair".
 
 
Sezione: Spot news, singles.
27 Dicembre, attentato a Benazir Bhutto, Rawalpindi (Pakistan).
Foto di di John Moore  (USA) per "Getty Images".
 
 
Sezione: Sports Features, stories
 
18 Maggio, L'Arrivo alla maratona di Copenhagen.
Foto di Erik Refner( Danimarca) per "Berlingske Tidende".
 
 
Sezione: Portraits, stories
 
Scolari nella provincia Est della Turchia.
Foto di Vanessa Winship (UK) per  "Agence Vu".
 
 
Sezione: Sport Features, singles
 
Bambini al Maxwelton country races in Australia.
Foto di Andrew Quilty (Australia) per "Australian Financial Review Magazine".
 
 
Sezione: Nature, singles
Una pianta in estinzione nel giardino di Wanzhou, China.
Foto di Fang Qianhua (China) per "Nangfang Dushi Daily/Southern Metropolis Daily".
 
 
 
 


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30 novembre 2007

ARTE DI GHIACCIO

 
 
Il 23 novembre nella cittadina di Bruges, in Belgio, ha avuto inizio la settima edizione dell'annuale "Festival delle sculture di ghiaccio e neve" soprannominato "Ice Fantasy". Quest'anno alla mostra partecipano 40 scultori provenienti da diversi paesi le cui opere hanno richiesto 3000 quintali di ghiaccio (proveniente dal Canada) e 4000 di neve (creata sul posto). Vi sono due tipi di ghiaccio, quello artificiale e quello naturale e, a seconda della quantità di aria prersente all'interno, i colori del ghiaccio stesso spaziano dal bianco al blu. Le luci e l'illuminazione utilizzate per le varie opere aiutano, poi, a creare la giusta atmosfera. Per la mostra viene allestita una apposita tenda che copre un'area di 1200 mq. all'interno della quale viene mantenuta una temperatura costante di -5°C. Già ai primi di novembre pale, gru metalliche e bulldozer hanno iniziato a sistemare neve e i blocchi di ghiaccio, 2 metri lunghi e di 2 tonnellate ciascuno, nella posizione esatta dove poi gli artisti dovevano lavorarli. La neve più fine, che serve a rifinire alcune opere, viene prodotta direttamente sul posto. Si parte dal tema scelto per la mostra, su cui designers e ingegneri creano disegni e modelli adatti agli spazi disponibili (opere alte non più di 6 - 8 metri) e in base a questo si sistemano i blocchi di ghiaccio necessari. Con l'aiuto di troncatrici, trivelle, smerigliatrici, scalpelli e ferri a vapore (procedendo, in genere, dall'alto verso il basso) la mano dell'artista determina, infine, l'apparenza finale della creazione. La mostra resterà aperta fino al 13 gennaio e, alla fine del giro, ci si ritrova in un bar di ghiaccio in cui vengono servite, ovviamente, solo bevande fredde!
 











 
 



QUI  per altre immagini &  QUI  per un breve video del 2004.

 

 

20 novembre 2007

JIM WARREN

 

 

Se, come a me vi piace il disegno e le illustrazioni fantastiche, i lavori del prolifico JIM WARREN vi colpiranno di sicuro. Nelle sue opere surrealismo e fantasia imperversano su un tema di base: la Natura. Infatti, come egli stesso dichiara:  <Madre Natura è il mio art-director>.
Un altro artista, questi, a cui di certo non mancano creatività e umorismo. Probabilmente avrete già visto qualche sua creazione dal momento che ha illustrato le copertine di centinaia di libri, le locandine pubblicitarie di molti film oltre che di riviste e CD. Jim Warren nasce a Long Beach California nel 1949 e già a sette anni decise che nella sua vita sarebbe stato un pittore. Le opere di Salvatore Dalì gli fecero capire, da subito, che con l’arte poteva ottenere qualsiasi cosa egli desiderasse esprimere, sebbene il suo stile fu influenzato anche dal lavoro di Norman Rockwell, Andy Warhol, Rembrandt, Magritte, Monet e Peter Max. Nel mondo le sue opere sono state scelte per cartelloni pubblicitari, grandi murali, scene televisive e gallerie d’arte. La sua filosofia artistica è: <To hell with the rules...paint what you like.>
(Vale a dire: - Al diavolo le regole... disegna quello che ti và)

 

 

 

Qui per altre immagini:  http://www.aumania.it/fa_warren1.html

 


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5 novembre 2007

Esibizione di corpi

Nel precedente post ("BODY" in Scienze,Fantascienza & Mistero) avevo parlato di "Esibizione di Corpi" morti, ora con questo nuovo intervento mi accingo a parlare ancora di esibizioni, ma questa volta di corpi vivi e vegeti. Mi riferisco, infatti, alle insolite e particolari riprese del famoso fotografo Spencer Tunick.
 
L'artista mentre dirige i numerosi partecipanti! 
 
 
Spencer Tunick  è un americano, che vive e lavora a Brooklyn, ed è conosciuto in tutto il mondo per le sue fotografie caratterizzate dalla presenza di tantissima gente nuda ripresa per le strade, oltre che per le numerose denunce e arresti subiti per questo. "It's not pornography, it's not lewd - it's forming a shape with living bodies," Spencer riferisce. Egli iniziò riprendendo singoli nudi per le strade di New York, mentre le prime fotografie di nudi di massa partirono nel 1994, quando fu arrestato dal sindaco Giuliani per aver fatto distendere una cinquantina di persone nude a Times Square. Ad oggi, tra le città in cui ha operato vi sono Brugge, Buenos Aires, Buffalo, Lisbona, Londra, Lione, Melbourne, Montreal, San Sebastián, São Paulo, Caracas, Newcastle/Gateshead, Vienna, Düsseldorf, Helsinki, Roma, Santiago San Pietroburgo e Messico. A Montreal fu invitato come ospite d’onore, mentre a San Pietroburgo lo stesso direttore artistico del museo partecipò (spogliato) alle riprese. Oggi le sue foto “sculture di nudi” sono esposte nelle più famose gallerie del mondo. In tali immagini il nudo si transforma in arte contemporanea, sia per l’alto numero di soggetti presenti che per l’insolita disposizione voluta dall’estroso artista.
Come egli stesso afferma: <cerco di creare architetture di carne> e a 39 anni è riuscito a mettere insieme dalle 500 alle 7000 persone in tutte le maggiori città del mondo, mentre riceve migliaia di adesioni provenienti da ogni parte.
<Seleziono i volontari per età o per altre caratteristiche e le idee nascono poi da sole>. Le sue prossime mosse? <Ho già ripreso 60 donne nude coperte di sola cioccolata, ora devo ritrarre altrettanti uomini coperti di cioccolata bianca!>. 7000 sono state le persone che hanno partecipato nude a Barcellona, mentre 18000 sono le richieste pervenute per l'ultimo reportage avvenuto in Messico. Tutti i modelli d’età maggiore di 18 ricevono alla fine delle riprese una foto ricordo con la dedica personale dello stesso Spencer.
 

[New York 1995]
 
 

[Nevada 1997]
 
 

[Melbourne 2001]
 
 

[Roma 2001]
 
 

[Tunick a Londra]

 

[Londra 2003]
 
 

[Buffalo 2004]
 
 

[Brugge 2005]
 
 

[Venezuela 2006]
 
 

[Venezuela 2006]
 
 
[Messico 2007]


[Messico 2007]
 


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10 ottobre 2007

Metaphorical Surrealism

 
 


 
L'arte di Vladimir Kush è quella di sovrapporre mito, metafora e poesia nelle sue opere che,  mantengono comunque un approccio rappresentativo realistico. Un miscuglio tra Surrealismo (tipo Giorgio de Chirico o Salvador Dalí) e Impressionismo (tipo Claude Monet o Paul Cézanne). Gli esperti lo definiscono metaforico surrealismo. Nei suoi disegni quello che mi ha molto colpito è stata la  fantasia e l'immaginazione senza confini. Vladimir Kush nasce a Mosca nel 1965 e già da bambino dimostra la sua passione per il disegno che grazie al padre, un famoso matematico, viene coltivata facendolo frequentare, già a 7 anni, una scuola d'arte. A 17 anni entra nell'Istituto d'Arte di Mosca e già allora, la fantasia giovanile e la passione per il surealismo, si mischiano con la cultura analitica e matematica ricevuta tra le mura domestiche. Nel 1987 comincia ad esibire e vender le sue prime pitture, mentre nel 1990 insieme ad altri artisti ha con successo una personale in Germania. Dopo di che si reca a Los Angeles per dei lavori e catturato dall'isola di Maui nelle Hawai, vi si trasferisce definitivamente. Gli spazi trasmessigli dalle grandi e  innevate foreste russe le ritrova qui tra l'infinito del cielo e la vastità dell'oceano che si mescolano.
Come lui stesse dice: < ...Il sogno di vagabondare tra gli spazi aperti l'ho ritrovato in questo "ombellico del mondo". E dalla finestra della mia casa - come un telescopio - potrebbe proprio essere visto il cordone che lega questi spazi, gocce di spazio che si condensano in gocce di tempo....>  

 








@Le immagini, di proprietà dell'autore, sono prese dal sito stesso dell'artista@


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27 settembre 2007

FOTOGRAFI FINLANDESI

 
 
The Helsinki School 

 
Come appassionato e “piccolo” esperto (scusate la presunzione) di Fotografia, non può passare inosservata qualunque immagine o argomento che la riguardi, specialmente se inerente al campo della sperimentazione o della fotografia usata come mezzo espressivo.
Della “Helsinki School”ne avevo sentito parlare e avevo letto qualcosa, ma non ero mai entrato nel merito. Trattasi di un nuovo approccio alla fotografia dove 21 artisti lavorano ai loro progetti di fotografia contemporanea, mentre una selezione d’alcune opere di 11 artisti ha dato vita ad una mostra itinerante intitolata, appunto, "The Helsinki School", curata dallo stesso fondatore della scuola Timothy Persons.
Tale presentazione mira ad illustrare l'atmosfera di piena libertà espressiva ed i metodi d'istruzione aperti e cooperativi messi in atto nell'accademia finlandese.
La mostra fotografica è stata ospitata in alcuni prestigiosi musei europei, tra cui il Finnish Museum of Photography di Helsinki, il Künstlerhaus Bethanien di Berlino, il Kulturhuset di Stoccolma e la Galleria Photology di Milano. La fotografia è uno degli articoli culturali d’esportazione più riusciti in Finlandia. Le opere di molti artisti internazionalmente riconosciuti sono stati riuniti in un vasto libro che accompagna una mostra che sta viaggiando intorno al mondo.
Tra gli 11 artisti della Helsinki School mi ha colpito:
 

Colpisce il suo rapporto con la natura. Col tema “Restaurations” ha costruito set di grandi dimensioni in campi aperti, racchiudendoli poi a creare ambienti controllati o da laboratorio. Il tutto viene poi fotografato, rigorosamente, di notte.
Con “Museum of Nature” ha creato dei particolari e luoghi in 3D dove mettere a riparo zone di Natura: natura che diventa protagonista, museo di qualcosa di vivo che deve rimanere tale.











 
 

Fotografa la quotidianità, fatti ed momenti che la emozionano durante la quotidianeità. Le foto non sembrano “studiate” e i soggetti non messi in posa, ma giusto un reportage del momento su fatti e luoghi della sua vita.  

 

Il tempo è il suo soggetto. Le sue foto appaiono come dei fermo-immagini di un film.  Sembra quasi che vi sia una trama di un qualcosa che è già accaduto o che sta per avvenire.

 

Immagini reali che con un sapiente uso della sfuocatura appaiono fittizie,  come se riprendenti oggetti in miniatura o giocattoli.





 
 

Gioca spesso con panni o abiti smessi che diventano il soggetto delle sue fotografie.
Quando bagnati, alle basse temperature del freddo finlandese, gli indumenti si irrigidiscono e sembrano poi vivere di una vita propria.





 

Un ritrattista con particolare riguardo al corpo femminile. Immagini semplici che ispezionano temi quali l’innocenza, la verginità o la purezza e spesso con addosso elementi caratteristici posti in secondo piano.








 


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permalink | inviato da feel il 27/9/2007 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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agosto